VW: scoperto il file che descriveva il trucco sui motori già nel 2006

VW: scoperto il file che descriveva il trucco sui motori già nel 2006 Gli inquirenti avrebbero scovato il documento in cui un ingegnere VW descriveva i vantaggi ottenibili sui motori diesel truccati

Gli inquirenti avrebbero scovato il documento in cui un ingegnere VW descriveva i vantaggi ottenibili sui motori diesel truccati

29 Aprile 2016 - 10:04

Taroccare è più facile che pulire? Volkswagen sembrava convinta di questo sin dal 2006 ma esistono pro e contro: l'effetto è immediato ed evita grosse spese per dispositivi antinquinamento ma se si viene scoperti i risparmi sono vanificati in pochi mesi e i guai, come nel caso del Dieselgate, possono durare anni!

PRESENTAZIONE PRESAGIO La fonte è autorevole, trattandosi del New York Times che cita periodici tedeschi, e il contenuto è dirompente: risale addirittura al 2006 una presentazione in Powerpoint nella quale era spiegato come ingannare i test di omologazione! I media riportano come il file sia stato scoperto e visionato da due persone – che hanno parlato a condizione di mantenere l'anonimato perché ancora sussiste l'azione legale contro la Società – nell'ambito delle indagini che riguardano Volkswagen. Non si sa che diffusione abbia avuto la presentazione all'interno di VW ma il suo contenuto, che spiegava e proponeva di installare il software defeat device, evidenzia la prima di tutta una serie di decisioni sbagliate che la Casa automobilistica ha preso e che poi l'hanno buttata a capofitto nello scandalo delle emissioni. Durante diverse occasioni – e ce ne sono state negli ultimi dieci anni – i dirigenti Volkswagen hanno poi ignorato o minimizzato i segnali di pericolo che emergevano di volta in volta.

PULIRE COSTAVA TROPPO Nella presentazione il concetto che i motori diesel di VW inquinavano molto più di quanto consentito (leggi una spiegazione tecnica nel post che parla di come la UE voglia procedure di misurazione dei consumi più realistici) era ben presente. Ciononostante, sembra che i dirigenti della Società abbiano respinto più volte le proposte per migliorare i dispositivi di controllo delle emissioni: a dirlo sono due dipendenti Volkswagen presenti alle riunioni in cui sono state discusse le proposte. Non di trattava soltanto di costi aggiuntivi, comunque in grado di mettere in svantaggio le auto: gli ingegneri Volkswagen del settore Ricerca & Sviluppo si sono resi conto che i dispositivi di abbattimento delle emissioni dei loro motori diesel si sarebbero usurati precocemente se tarati per soddisfare gli standard antinquinamento americani ma un anno prima – nel 2005 quindi – VW aveva deciso di “spingere” i diesel leggeri negli USA (ne abbiamo parlato nell'articolo che riferiva dei 100 Terabyte di dati dell'indagine interna VW). È interessante ricordare che anche i nuovi motori EA 288 avevano problemi di eccessivo consumo dell'additivo a base di urea necessario per il funzionamento dell'efficace sistema antinquinamento SCR: nel post che evidenzia che il Dieselgate minaccia anche i motori Euro 6 avevamo infatti riportato la notizia che l'ADBlue andava rabboccato troppo spesso, ogni 5.000 miglia.

AVANTI, NONOSTANTE TUTTO La presentazione, preparata da un esperto di tecnologia e lunga poche pagine, includeva un grafico che spiegava il procedimento di laboratorio per misurare la quantità di inquinanti emessi da un veicolo e evidenzia come esso sia riconoscibile perché rigidamente codificato. A questo punto sarebbe bastato inserire, nel software di controllo del motore, righe di codice che potessero riconoscere le condizioni di test per attivare una modalità di funzionamento, di motore e sistemi antinquinamento, molto “pulita” (leggi la spiegazione del trucco che riduce gli NOx). Anche quando i regolatori americani hanno cominciato le loro indagini nel 2014, Volkswagen ha continuato a installare il software defeat device per più di un anno (ne avevamo parlato in questo post, che citava le accuse della stampa tedesca), anche perché l'Azienda avrebbe sottovalutato l'entità delle potenziali sanzioni e i rischi per la sua reputazione. I dirigenti, compreso Winterkorn, pensavano che sarebbe stato possibile affrontare il problema con calma e ad un costo relativamente basso: uno studio legale americano interpellato da VW riportava in un memo dell'agosto 2015 che il record delle sanzioni era stato di 100 milioni di dollari, comminato a Hyundai-Kia nel 2014 per aver violato i limiti sulle emissioni nei gas di scarico e facilmente pagabile da Volkswagen. 10 anni fa le attrezzature portatili di misura delle emissioni non erano così diffuse ma le cose sono cambiate, al punto che un ente no-profit, l'International Council on Clean Transportation, in base ai test eseguiti dalla West Virginia University con i PEMS, ha potuto lanciare la palla di neve che ha generato la valanga-Dieselgate. 

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