Obbligo di auto elettriche nelle flotte europee: coro di no
La proposta di Bruxelles sulle auto aziendali a zero emissioni scatena la ferma opposizione di costruttori e associazioni di categoria
La proposta di Bruxelles sulle auto aziendali a zero emissioni scatena la ferma opposizione di costruttori e associazioni di categoria
Paralisi europea sull’obbligo di auto elettriche nelle flotte. I piani di Bruxelles prevedono di imporre quote crescenti di veicoli a zero emissioni per le grandi imprese e le società di noleggio, mirando a raggiungere il 45% delle nuove immatricolazioni entro il 2030, per poi arrivare a percentuali vicine alla totalità nei successivi cinque anni. L’obiettivo dei vertici europei è immettere sul mercato circa 7 milioni di nuovi mezzi ecologici, sfruttando un comparto che rappresenta ben il 60% delle vendite totali del Continente, riferisce Euronews.
AUTO ELETTRICA: TUTTO BLOCCATO SULLE FLOTTE
I vertici dell’Unione Europea considerano i parchi auto delle imprese come il principale motore per diffondere la mobilità a zero emissioni: secondo i tecnici della Commissione, le aziende possiedono una capacità finanziaria superiore rispetto ai singoli cittadini e cambiano i mezzi ogni 3 o 4 anni, garantendo un ricambio rapido. Inoltre, la diffusione di BEV fra privati è deludente, di certo non in linea coi target e col ban termico 2035: quindi, si pensa di passare attraverso le società. La normativa europea ipotizza target rigidi per le realtà che superano i 20 milioni di euro di bilancio o i 250 dipendenti. Oltre all’obbligo diretto sulle vendite, emerge anche l’orientamento di eliminare, a partire dal 2028, le agevolazioni fiscali per i modelli alimentati con combustibili fossili, lasciando i benefici economici solo a chi sceglie l’elettrico puro.
LA REAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI E DEL NOLEGGIO
In Italia, l’associazione ANIASA ha definito il provvedimento controproducente, chiedendo ai legislatori di adottare un approccio neutrale e flessibile. Gli operatori del noleggio a lungo e breve termine sottolineano che l’introduzione di quote obbligatorie rischia di compromettere la stabilità finanziaria delle imprese e di alterare il valore residuo dei mezzi usati. Anche i colossi internazionali del comparto hanno espresso un parere negativo, definendo la proposta del tutto staccata dalla realtà operativa delle aziende e dannosa per l’economia dei trasporti.

IL NODO DELLE INFRASTRUTTURE DI RICARICA
Il principale ostacolo all’applicazione di questa norma risiede nella drammatica carenza delle reti di ricarica: le imprese fanno notare che una transizione così repentina richiede l’installazione immediata di migliaia di colonnine ad alta velocità nei depositi e sulle strade. Senza una rete infrastrutturale capillare ed efficiente, diventa impossibile garantire la continuità operativa dei mezzi commerciali e delle vetture destinate ai dipendenti. Le associazioni sottolineano come la capacità energetica attuale non sia sufficiente a sostenere un simile impatto, rendendo il divieto impraticabile per le necessità quotidiane del trasporto merci e passeggeri.
I RISCHI PER IL MERCATO AUTOMOBILISTICO
Molti analisti ed esponenti politici manifestano forti preoccupazioni per le ripercussioni industriali ed economiche: costringere i gestori a un acquisto forzato di veicoli a batteria potrebbe determinare una contrazione complessiva del mercato automobilistico, con riflessi negativi sull’occupazione nelle fabbriche europee. Il timore diffuso è che una spinta eccessiva favorisca l’ingresso di costruttori asiatici, capaci di proporre listini più bassi, danneggiando la filiera interna. Molti rappresentanti del settore chiedono quindi di sostituire i vincoli con incentivi reali e misure di sostegno per la transizione.
LA RICHIESTA DI NEUTRALITÀ TECNOLOGICA
Le imprese chiedono di non escludere a priori altre soluzioni ecologiche, come i carburanti sintetici o i motori a idrogeno, che potrebbero contribuire alla riduzione della CO2 senza distruggere la competitività del sistema industriale. Il dibattito a Bruxelles si preannuncia complesso, poiché le posizioni rimangono distanti. Da una parte la volontà politica di non cedere sugli obiettivi climatici fissati, dall’altra la necessità di proteggere un settore economico che garantisce milioni di posti di lavoro in tutta Europa.
È IL CAOS IN UE SULL’AUTO
La discussione sulle flotte è all’interno di una cornice più ampia. A dicembre, la Commissione UE ha illustrato il Pacchetto Automotive: addio al ban termico, grosso modo sintetizzabile in un passaggio dal 100% di elettrico al 90%. Proposta che deve essere esaminata dalla Commissione Ambiente del Parlamento europeo. Quindi, si passerà al Consiglio UE. Occorre mettere d’accordo 27 Paesi, spaccati sul tema. Da una parte, Germania e Italia sono per il no al tutto elettrico 2035; dall’altra, Francia e Spagna per il sì. L’industria auto UE ha il fiatone, e siamo privi di una filiera di approviggionamento delle batterie in casa nostra. Intanto, Pechino osserva da lontano strofinandosi le mani, e assaporando un piatto prelibato, involontariamente servito da Bruxelles: il mercato auto UE.