
Giro di vite sui rilevatori di autovelox? La Francia ci pensa ma i sistemi sono tanti e le norme non sono semplici
Ritorniamo sull'argomento dei sistemi anti-Autovelox, un tema molto popolare non soltanto fra gli automobilisti: le Autorità a tutti i livelli se ne occupano infatti con una certa continuità. Vediamo com'è la situazione di questi sistemi, che sono molto diversi come costruzione e funzionamento.
COMMUNITY INFORMATIVA Gli Autovelox sono visti soltanto come “generatori di multe” ma in realtà il loro uso, se privo di malafede (leggi dello scandalo degli Autovelox nascosti a Palermo), può essere considerato un “dispositivo di sicurezza attiva”, nel senso che può prevenire i pericoli derivanti da eccesso di velocità. Ovviamente l'introduzione degli Autovelox ha provocato una parallela fioritura dispositivi di “protezione” dall'azione di questi rilevatori. Le, chiamiamole così, contromisure, sono di molti tipi e alcuni si presentano addirittura sotto forma di community, nel senso che gli iscritti ad un servizio di questo tipo segnaleranno la presenza di pericoli nella strada (ingorghi, incidenti, materiali dispersi e Autovelox e pattuglie, per l'appunto) in modo che queste informazioni possano essere condivise con gli altri. L'esempio forse più noto di questo sistema è Coyote, nato in Francia nel 2005 e arrivato ormai a contare 4,8 milioni di utilizzatori oltre a partnership con Renault, PSA Peugeot-Citroën e Parrot, marchio del quale SicurAUTO.it ha incontrato, per esempio, il vivavoce Minikit Neo e le unità di infotainment Asteroid che possono, per l'appunto, installare la app di Coyote.
BATTAGLIA DI ONDE Di tutt'altra indole sono invece i gli apparecchi che rilevano la posizione dei dispositivi di controllo e, addirittura, ne possono inibire il funzionamento. Premettiamo subito che tutti questi dispositivi, ossia del primo e del secondo tipo, sono vietati in Italia e in molti altri Paesi della UE. L'articolo 45 del nostro Codice della Strada, comma 9-bis e 9-ter, è molto chiaro al riguardo: “È vietata la produzione, la commercializzazione e l'uso di dispositivi che, direttamente o indirettamente, segnalano la presenza e consentono la localizzazione delle apposite apparecchiature di rilevamento di cui all'articolo 142, comma 6, utilizzate dagli organi di polizia stradale per il controllo delle violazioni. Chiunque produce, commercializza o utilizza i dispositivi di cui al comma 9-bis è soggetto, ove il fatto non costituisca reato, alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 802 a euro 3.212. Alla violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della confisca della cosa oggetto della violazione”. Dato che le apparecchiature di lettura della velocità sono di tipi diversi, anche quelle che li rilevano sono diversificati. Modelli sofisticati funzionano in 3 modi, rilevando le onde radar (banda X, K, KA, KA allargata) degli Autovelox Radar, le onde radio (sui 26,6 MHz) dei ponti degli Autovelox 104 a fotocellule e l'emissione sui 904 nanometri degli autovelox Telelaser.
LI GUARDANO MALEEsistono però dispositivi che non soltanto rilevano gli Autovelox ma addirittura li disturbano, rendendo la lettura impossibile. Si tratta di “neutralizzatori-disturbatori” (laser-blocker) che sono ovviamente ancor più malvisti dei semplici rilevatori. Ci si rende subito conto di come una community sia più “benigna” dei rilevatori di postazioni Autovelox, e molto ma molto meno in malafede di un disturbatore. Di questo se ne sono rese conto le Autorità: il sistema Coyote, per esempio, è legale (il 25 novembre del 2011 una nota del Ministero dell'Interno lo ha comunicato ufficialmente) e anche in Francia Coyote e l'altro leader del mercato, Wikango, sono considerati legali ma soltanto perché non localizzano puntualmente gli Autovelox ma indicano le “zone” dove sono presenti e sono quindi classificati come “assistants d'aide à la conduite”. Però, proprio in Francia, si è parlato tempo addietro di un provvedimento legislativo che vieti i dispositivi capaci di indicare la presenza di apparecchi per il controllo della velocità, riunendo in un unico fascio tutti questi dispositivi: la cosa non sembra essere andata avanti ma un sasso è stato lanciato. Questa generalizzazione ci sembra eccessiva: le comunità di automobilisti che segnalano i pericoli e non solo gli Autovelox producono informazioni utili alla sicurezza di tutti. La Comunità Europea crede molto, a ragione, nella riduzione della velocità come mezzo per diminuire la mortalità nelle strade (uno studio ha addirittura ipotizzato che ridurre di soli 3 km/h la velocità media potrebbe salvare 5.000/6.000 vite l'anno in Europa) ma lo scambio di informazioni utili fra gli utenti della strada non andrebbe represso.