Richiamo emissioni Renault: conferme e smentite sulle auto coinvolte

Richiamo emissioni Renault: conferme e smentite sulle auto coinvolte Renault Italia chiarisce che il problema al motore diesel era noto e minimizza la portata del richiamo che potrebbe coinvolgere anche altre Case

Renault Italia chiarisce che il problema al motore diesel era noto e minimizza la portata del richiamo che potrebbe coinvolgere anche altre Case

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20 Gennaio 2016 - 11:01

La vicenda del “dieselgate” sta abbracciando altri Marchi, dopo aver inghiottito ferocemente il Gruppo Volkswagen. Lo scandalo si è ripresentato imputando alla Renault valori eccessivi, al di fuori di quanto consentito, di emissioni inquinanti; altre Case però sembrano coinvolte in questa seconda fase del “dieselgate”, così nei giorni scorsi sono stati tirati in ballo altri due Costruttori: Ford e Mercedes-Benz. Nelle ultime ore però, per quanto riguarda l'Azienda francese, ci sono state conferme e smentite su quanto accaduto nella giornata di ieri; ecco tutti i particolari di una vicenda che di giorno in giorni prende forza e trascina con sé numeri e Aziende automobilistiche.

PRIMA SMENTITA – Secondo quanto riportato dall'Ansa, alcune sue fonti interne a Renault Italia hanno rilasciato la seguente dichiarazione: “Renault smentisce categoricamente la notizia di un possibile richiamo fino a 700.000 veicoli”. Questo dato è stato annunciato per primo dall'edizione online di Les Echos, il quotidiano francese molto attivo sin da subito nel seguire questa seconda fase dello scandalo dieselgate.  Sembra invece confermato il richiamo dei 15.000 veicoli Renault ancora non venduti (leggi qui tutti i particolari dell'annuncio), gli stessi che il Ministro dell'Ecologia francese Segolene Royal aveva dichiarato in un'intervista radiofonica a RTL France, per regolarne il motore. La Renault, ha detto Segolene Royal “si è impegnata a richiamare 15.000 veicoli per una verifica e una corretta regolazione, affinché il sistema di filtraggio funzioni” in tutte le condizioni termiche. Il Costruttore francese, secondo fonti Ansa di Renault Italia, ha poi precisato che l'intervento “mira a correggere un errore di calibratura del controllo motore riscontrato sui motori diesel 110 Cv. (foto sotto). Non si conoscono però ancora i dettagli dei Paesi coinvolti nel richiamo”. Questa anomalia potrebbe avere causato una differenza tra i valori di emissione omologati e quelli riscontrati sui test volontari. Renault Italia ha poi spiegato che si tratta di “un problema tecnico di cui Renault era già a conoscenza e che è già stato risolto a livello produttivo nel settembre 2015. I richiami riguardano pertanto solo veicoli precedenti a tale soluzione”.

RENAULT IN CONFUSIONE – Resta il fatto che a essere sotto accusa non è soltanto la Renault, come anche confermato dal Ministro francese Royal (pare siano coinvolte anche Ford e Mercedes-Benz, leggi qui i dettagli), che però non ha specificato quali altri gruppi sono coinvolti, ma ha dato informazioni tecniche in merito ai controlli, “che dovranno riguardare le emissioni quando la temperatura ambientale è molto alta o sotto i -17 gradi, perché in quelle condizioni l'impianto di filtraggio degli scarichi non lavora più”. Al di la di questa conferma, c'è comunque un “caso” di confusione all'interno di Renault stessa, perché se è vero che la filiale italiana di Renault (sempre secondo fonti Ansa) ha smentito il richiamo di eventuali 700.000 veicoli, è altrettanto vero che Thierry Bolloré, chief competitive officer di Renault, ha invece spiegato che la Casa automobilistica che rappresenta potrebbe richiamare fino a circa 700 mila auto per il mancato rispetto dei limiti alle emissioni inquinanti dei motori, in particolare per i livelli di ossido di azoto. Forse anche per questo motivo tutti hanno preso del tempo per riflettere, infatti sembrerebbe che per conoscere le misure definitive bisognerà aspettare il mese di marzo prossimo.

QUELLO CHE SI SA – Ciò che non è stato smentito è quanto detto in un briefing avvenuto in una sede Renault di Parigi un giorno fa proprio da Thierry Bolloré che ha spiegato ai giornalisti che le modifiche ai motori, che saranno svolte aggiornando un software, saranno disponibili per le ultime generazioni di motori Euro6 diesel e che i controlli per le eventuali messe a norma dovrebbero partire a luglio. Bolloré ha fatto anche dell'autocritica, ammettendo che Reanult può fare di più in fatto di emissioni, magari partendo proprio dalla risoluzione di alcuni problemi: “siamo d'accordo che la nostra posizione non è soddisfacente, ma siamo i primi ad ammettere che abbiamo margini di miglioramento”. Questa dichiarazione sposa in pieno quanto detto circa un mese fa proprio da Bolloré, che aveva già annunciato l'intenzione di Renault di investire per migliorare le proprie prestazioni in materia di emissioni di ossido di azoto (ci si preparava al polverone? Chissà!?!). Ciò che è sicuro è che Renault ha stanziato 50 milioni di euro per migliorare i diesel attuali, accelerando lo sviluppo dei nuovi Euro 6D di nuova generazione, per cui verranno spesi in totale 1,2 miliardi di euro, che ora vedremo in commercio fra tre anni, invece dei cinque previsti inizialmente.

ISPEZIONI E TEST –  La Commissione tecnica creata dal governo francese dopo lo scandalo Volkswagen ha confermato che le anomalie sono state riscontrate in altri due modelli di auto, oltre alla Renault Captur (sia con motorizzazione da 90 Cv che 110 Cv di potenza massima). A rivelarlo è sempre il quotidiano economico Les Exchos, precisando che si tratta della Renault Espace 5 (Euro 6), immessa sul mercato nella primavera scorsa e del monovolume Opel Zafira, che secondo i test fatti supererebbero di molto i limiti sulle emissioni fissati per legge. In nessuno dei casi però la Commissione tecnica governativa ha fatto sapere che non è stato scoperto nessun meccanismo o software illecito, come invece rilevato in Volkswagen (che sta vivendo un momento difficile soprattutto negli Usa, leggi qui il perché). Chiaramente questo particolare sprigiona Renault ed eventuali Costruttori coinvolti da accuse più gravi, ma rimane il fatto che, seppur confermata la validità delle emissioni in un test da laboratorio (con temperature “perfette” per l'occasione, tra i venti e i trenta gradi), diversamente, cioè con la variabile di condizioni climatiche diverse, avverse ed estreme, le emissioni dei veicoli coinvolti non rispettano i valori di emissioni imposti dalla legge.

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