
Stellantis ha deciso di produrre le piccole elettriche di Leapmotor a Tychy, in Polonia. Cosa cambia nello scacchiere del Gruppo
Stellantis mira dritto verso i propri obiettivi, seguendo rigorosamente il piano strategico “Dare Forward 2030”. Questo ha comportato già grandi cambiamenti, ma tanti altri scenari sono pronti a mutare all’interno di un panorama fluido e dinamico, nel quale ogni tassello muove verso un’altra casella, seguendo un andamento dettato soprattutto dagli scenari che ci circondano. L’industria dell’automobile, non solo quella italiana, deve misurarsi con una serie di sfide complesse, dettate dalla politica, dall’economia e dalle guerre che imperversano in molti angoli del pianeta. Nel frattempo, bisogna adeguarsi alle nuove normative, proponendo soluzioni sempre più ecologiche, con l’obbligo di restare a galla. Anche per un colosso come Stellantis, la partita dell’elettrificazione è vitale e cruciale per dettare il futuro. L’ultima novità prevede la costruzione di veicoli a batteria, di origine cinese, in un celebre stabilimento polacco. Tutto ciò cosa comporta?
STELLANTIS: LE EV CINESI A TYCHY
Il nome di Leapmotor non è ancora troppo conosciuto a livello europeo, però, negli ultimi tempi è stato chiacchierato specialmente in Italia, perché si era vociferato di un interessamento da parte di Stellantis nella produzione delle vetture elettriche To3 nella storica fabbrica torinese di Mirafiori, che in questo momento vive un appannamento occupazionale, tra i tormenti di Fiat e Maserati, e l’imperante cassa integrazione per gli operai. Per il sito piemontese, dopo alcune settimane di speranza, è arrivata la doccia fredda. L’azienda cinese e il grande gruppo franco-italiano hanno preso la decisione, di comune accordo, di produrre le piccole EV asiatiche nello stabilimento (ex FCA) di Tychy, in Polonia.
Il sito della Mittel Europa è un fortino molto importante per Stellantis, qui si producono già Jeep Avenger, Fiat 600 e, prossimamente, anche Alfa Romeo Milano. La scelta di portare le Leapmotor a queste latitudini è dettata dai costi di lavoro più bassi, che garantiranno all’utente finale di poter scegliere dei prodotti dai prezzi più accessibili. Stellantis, infatti, ha bisogno di inserirsi in quella nicchia di mercato, nella quale le auto elettriche vengono proposte a meno di 20.000 euro. Per questo motivo, Tychy è sembrata la scelta più opportuna, anche perché non necessita di professionalità particolarmente strutturate. Le Leapmotor, infatti, saranno trattate usando la tecnica semi-knocked down (SKD), che prevede la trasformazione di kit parzialmente assemblati in veicoli finiti.
STELLANTIS: COSA ACCADE A MIRAFIORI
Mirafiori sta vivendo un periodo molto complicato, tra i contratti di solidarietà e la cassa integrazione che perdura da undici mesi. La Fiat 500e, la piccola elettrica, non decolla nel mercato e la sua produzione è sostanzialmente ferma, mentre dopo la dismissione della Maserati Levante, rimangono solamente le GranCabrio e GranTurismo a rappresentare i veicoli del Tridente. All’orizzonte le nubi sembrano fosche, ma Carlos Tavares, numero uno di Stellantis, ha assicurato che Mirafiori resta al centro della cartina. Gli investimenti in questa fabbrica hanno superato i due miliardi di euro e, anche per questa ragione, non verrà abbandonata. Bisogna, però, invertire la rotta odierna. Non sarà facile, ma ci sono dei solidi progetti anche per questa fabbrica.
L’obiettivo di 200.000 vetture all’anno attualmente sembra lontano, ma ci potrebbe essere un importante colpo di scena. Se verrà dato il semaforo verde, Mirafiori potrebbe rinascere con la Fiat 500, in versione endotermica, derivata dall’attuale BEV. Un colpo di coda che, secondo le previsioni di taluni esperti, potrebbe garantire 175.000 unità della bella citycar, che si dovrebbe dividere tra l’elettrico e l’hybrid. Manca ancora l’approvazione del board di Stellantis e, qualora arrivasse, la Fiat 500 sarebbe a regime tra il 2025 e il 2026. Dunque, occorre stringere ancora la cinghia. Tuttavia, il futuro potrebbe essere nuovamente roseo per uno stabilimento che ha scritto la storia d’Italia, quando la Fiat era il vero motore del Belpaese.