
I segnali della crisi VW si moltiplicano: i fondi sovrani minacciano cause mostruose e a Wolfsburg arriva il capo dell'ufficio legale di Mercedes
Parliamo di soldi e di persone connesso al Dieselgate Volkswagen. I soldi sono tantissimi e crescono sempre ma purtroppo si tratta di danni da risarcire, non di utili. Le persone sono Martin Winterkorn che lascia (questo era scontato) anche Porsche, e Christine Hohmann-Dennhardgt che approda in VW lasciando in anticipo il suo incarico di responsabile per “l'integrità e gli affari legali” nel board di… Daimler!
ARRIVA LA SALVATRICE – Questa notizia è molto importante e dovrebbe far capire agli altri Stati (e all'Italia per prima) come il sistema-paese dovrebbe essere una priorità per tutti. Il fatto è semplice nella sua complessità: Hans Pieter Pötsch, il neopresidente del consiglio di sorveglianza del Gruppo Volkswagen, ha chiesto a Manfred Bischoff, che ricopre la stessa carica in Daimler, di “liberare” in anticipo Christine Hohmann-Dennhardgt, chiudendo alla fine del 2015 un contratto che doveva durare fino al febbraio del 2017. Un'istanza decisamente insolita per l'industria ma tutt'altro che consueto è stato anche l'assenso del gruppo Daimler, attivo nel segmento premium insieme a BMW. In effetti sarebbe stato interessante vedere la risposta di Daimler se a chiedere fosse stato il brand bavarese invece di VW, che è un concorrente meno diretto, ma importante rimane la motivazione del SI: “nell'interesse del miglior governo dell'industria automobilistica tedesca”. La capace Hohmann-Dennhardgt è un magistrato la cui carriera conta importanti incarichi politico-istituzionali, essendo stata sia “ministro” nel governo regionale dell'Assia sia giudice della Corte Costituzionale federale tedesca.
DOPO IL PASSO INDIETRO, LE RIVELAZIONI? – Sicuramente prima dell'annuncio sono intercorsi colloqui fra Wolfsburg e Stuttgart (se l'esito fosse stato negativo non sarebbe trapelato nulla) ma l'operazione rimane comunque particolare. L'altra persona al centro del palcoscenico, lo sappiamo già, è l'ex CEO di Volkswagen AG Martin Winterkorn, che si è dimesso dal suo incarico di Presidente di Porsche SE, la holding che possiede più della metà dei diritti di voto di VW. Winterkorn ha dovuto soccombere alla pressioni esercitate, più che dalle famiglie Porsche e Piech, da dirigenti sindacali e dal länder della Bassa Sassonia: i primi hanno la metà dei posti del consiglio di sorveglianza di VW mentre l'ente regionale ha il 20% dei voti degli azionisti. Il direttore del Center for Automotive Research dell'Università di Duisburg-Essen ha commentato dicendo che le dimissioni “sono state un buon segnale, anche se tardivo, e ogni soluzione diversa sarebbe stata improponibile”. Fonti anonime hanno lasciato trapelare la notizia che Martin Winterkorn abbia in corso colloqui che riguardano le sue dimissioni anche dalle cariche di CEO di Audi e della Holding che detiene le attività del Gruppo relative ai camion. Chissà se, una volta lasciate tutte le cariche, Winternkorn decida di togliersi i sassolini dalle scarpe e lasciar sfuggire venti di tempesta dal suo otre eoliano?
QUANTO PESA QUELLA NUVOLA? 40 MILIARDI – Dollari o euro che siano, sul Gruppo Volkswagen si addensano le nubi (leggi del richiamo forzato ordinato da KBA) di una possibile azione legale non di consumatori ma dei grandi azionisti – fra questi il fondo sovrano del Qatar, Qatar Holdings, e il norvegese Norges Bank – che potrebbero chiedere fino a 40 miliardi. In effetti le perdite di capitalizzazione di VW ammontano a circa 20 miliardi ma, dato che la causa partirebbe dal 2009 (“se avessimo saputo delle frodi non avremmo investito già da allora”), il danno salirebbe iperbolicamente. Lo studio Quinn Emanuel e il fondo Bentham, specializzato nel finanziare le grandi azioni legali, sentendo l'odore del sangue starebbero già contattando i maggiori shareholder. Un'altra tegola potrebbe arrivare dal potente sindacato IG Metall, per nulla disposto a far pagare ai dipendenti le colpe del management: circola già la cifra del licenziamento di 6 mila dipendenti con contratto a termine, eventualità che darebbe più di un grattacapo anche ad Angela Merkel. Per salvare i livelli occupazionali si potrebbero vendere i Marchi la cui acquisizione è più recente, quali Man, Scania e Ducati. Ipotesi fantastiche? Anche il cellulare lo era 50 anni fa…